La Licenza Intellettuale

 

La Licenza di proprietà intellettuale si usa quando non si vuole trasferirne la proprietà in modo definitivo, ma ci si limita a concederla temporaneamente in uso. Invece, quando si vuole trasferire la titolarità della proprietà intellettuale e i diritti patrimoniali connessi, si usa un contratto di cessione di proprietà intellettuale. Come detentore di proprietà intellettuale, puoi negoziare un accordo di licenza con un'altra entità (il "licenziatario") alla quale concedi il permesso di utilizzare la tua proprietà intellettuale. Puoi avere un unico licenziatario ("licenza esclusiva") o più licenziatari. Le licenze multiple possono essere aperte oppure limitate a particolari settori o aree geografiche (è il caso del franchising). In cambio tu (il "licenziante") ricevi un compenso per aver concesso l'autorizzazione, in genere sotto forma di "royalty", definite come percentuale sulle vendite. Puoi anche fissare limiti per l'uso della proprietà intellettuale (area geografica, ambito di utilizzo, ecc.). Il ruolo di intermediazione tra autori e utilizzatori in Italia è sempre stato rappresentato dalla Siae, acronimo di Società Italiana degli Autori ed Editori, che svolge la sua attività dal 1883. Venne fondata da un gruppo di scrittori, musicisti, commediografi ed editori tra cui Giosuè Carducci, Giuseppe Verdi, Francesco De Sanctis a Edmondo De Amicis con lo scopo di tutelare i diritti e vigilare affinchè non vi siano violazioni. Oggi il compito della Siae consiste anche nel concedere licenze, ricevere e distribuire royalties e stipulare accordi con le società di gestione straniere. In pratica se un musicista in Italia scrive musica e vuole vedersi tutelato il copyright e gestire il un diritto d’autore su idee musicali e parole, deve associarsi in Siae e depositare l’opera in modo che gli vengano garantiti diritti morali e di utilizzazione economica.

Il fatto che la Siae abbia sempre rappresentato un monopolio per la gestione del diritto d’autore nella produzione di contenuti intellettuali, in Italia non ha fatto che accendere gli animi fino a quando nel 2014 è stata approvata una direttiva a livelli europeo che se applicata avrebbe rappresentato una vera rivoluzione. L’Europa ha stabilito che autori ed editori devono poter scegliere la società di intermediazione preferita, anche spacchettando i diritti nel modo desiderato tra più società di gestione, mentre gli utenti possono acquistare musica dove vogliono.

La licenza creative commons è relativa ai diritti patrimoniali che sorgono quando viene creata un’opera creativa e innovativa, quindi idonea a godere del diritto d’autore. Infatti, le opere creative sono tutelate dal diritto d’autore, che si compone a sua volta del diritto morale di paternità dell’opera, non cedibile, e del diritto patrimoniale che permette di cedere a terzi l’utilizzo dell’opera. È proprio grazie a queste licenze che oggi possiamo utilizzare, per i nostri contenuti sul web, immagini, video, font, template creati da altri, senza violare il copyright. Le licenze creative commons sono in tutto sei. Le licenze stanno nel mezzo fra il copyright e il pubblico dominio.

Creative commons è una ONLUS che nasce in America al fine di produrre licenze per facilitare l’incontro fra domanda, cioè coloro che necessitano dell’uso dell’opera creativa di autori, e offerta degli autori che vogliono far fruttare economicamente il loro lavoro. Quindi i titolari del copyright registrano le loro opere con la licenza specifica e si facilita così la diffusione della grafica senza violazione dei diritti dell’autore. Tutta la procedura si svolge via web.

Le caratteristiche delle licenze creative commons sono

·        Aperte: nella disponibilità di chiunque. Infatti il sito web accetta solo licenze aperte

·        Irrevocabili ma non permanenti: si può decidere quando si vuole di ritirare la licenza, ma non ha efficacia retroattiva. Quindi le opere che sono in circolazione grazie alla licenza non devono essere ritirate.

·        Il Legal Code: è la licenza spiegata in termini giuridici. Quindi con linguaggio “legalese” spiega in cosa consiste l’autorizzazione che viene concessa. Qui la licenza di attribuzione condividi allo stesso modo 4.0 spiegata in Legal Code.

·        Il Commons Deed: in parole semplici con il supporto della grafica, si spiega cosa prevede la licenza. Qui un esempio di common deed: la licenza di attribuzione condividi allo stesso modo 4.0.

·        Il Digital Code: sono i metadati della licenza che possono essere incorporati all’interno di un’opera e riconosciuti dai motori di ricerca.

Attribuire una licenza creative commons alla propria opera è molto semplice. Sul sito internet è presente l’apposito tool da compilare per creare la licenza su misura per le nostre esigenze. Una volta creata la nostra licenza, il sito mette a disposizione l’icona da scaricare che può essere messa di fianco all’opera per far sapere agli altri che, a determinate condizioni, possono divulgare il nostro prodotto. Poi il sito mette a disposizione anche i metadati, ossia il Digital Code da inserire nella risorsa e agevolare il riconoscimento da parte dei motori di ricerca.


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